Guida all’IMU

Il decreto salva-Italia, nell’intervento straordinario per salvaguardare gli equilibri di bilancio del Paese, ha inciso in maniera radicale sull’assetto della finanza comunale contribuendo fortemente alla grande difficoltà in cui versa la programmazione del bilancio. Nel 2012 la manovra complessiva a carico del comparto ammonta a circa 3,5 miliardi, pari al 10% della spesa corrente, che si aggiunge alla medesima misura varata nel 2011.
L’Imu sperimentale è un intervento molto ampio: il gettito vale quasi 2,5 volte l’Ici, l’inedita compartecipazione statale è pari alla metà del gettito non derivante dall’abitazione principale. L’attribuzione di gettito Imu allo Stato e la riduzione “compensativa” dei trasferimenti, per circa 3,2 miliardi, fanno sì che ogni Comune non riceva un euro in più di quanto incassato con la vecchia Ici; il risultato è un trasferimento improprio di responsabilità fiscale. Il meccanismo si basa sulle stime ministeriali che mostrano divergenze molto ampie con quelle comunali, come emerge dalla rilevazione Ifel.
Il Dl 16/2012 cerca di rimediare permettendo all’Economia di rivedere le aliquote base, preferibilmente entro il 31 luglio (il termine formale è al 10 dicembre). Per evitare che i Comuni siano costretti ad aumentare le aliquote per correggere gli errori di stima, il Dl fiscale ha riesumato l’«accertamento convenzionale», utilizzato nel rimborso statale dell’esenzione Ici dell’abitazione principale: tagli certi quantificati su stime di gettito, imprecise, in particolare in un sistema come il nostro, composto da oltre 8mila Comuni e senza una conoscenza capillare a livello nazionale della base imponibile e delle situazioni soggettive dei contribuenti. Si disegna per i Comuni, quindi, un bilancio di previsione «virtuale», in cui i tagli sono per legge corrispondenti con le entrate comunicate, in attesa della verità del gettito fiscale, che sarà anticipata dopo l’acconto Imu di metà giugno e che costituirà il vettore della necessaria revisione dell’entità dei trasferimenti spettanti ad ogni ente.
Purtroppo, per ora non sono noti gli effetti delle ultime modifiche, l’entità dei trasferimenti è incerta, le stesse aliquote di base potrebbero subire revisioni all’esito dei pagamenti dei cittadini. I Comuni, a loro volta, potranno variare le aliquote fino al 30 settembre 2012, oltre il termine di deliberazione del preventivo (30 giugno). Il saldo di dicembre assorbirà tutte queste possibili variazioni.
Il 2012 vede quindi un contraddittorio nuovo avvio dell’autonomia comunale, tanto auspicata ma di fatto utilizzata dallo Stato per coprire buona parte della manovra necessaria sulle maggiori entrate per salvare il Paese dalla crisi. I Comuni dispongono di risorse inferiori rispetto al 2011, il recupero dei tagli per mantenere le entrate al livello del 2011 vale un punto di aumento delle aliquote ordinarie e la continuità dei servizi potrebbe richiedere ulteriori incrementi; l’obbligo di mantenere i bilanci in avanzo porterà a ulteriori riduzioni di circa il 20% della spesa per investimenti, fondamentale volano anticrisi; le agevolazioni introdotte in quasi vent’anni di Ici sono cancellate mentre perequazione e fabbisogni standard restano sullo sfondo. Eppure i Comuni sono l’unico comparto pubblico ad aver tenuto ferma la spesa corrente nell’ultimo decennio.
Il peso sui Comuni diventa insostenibile. C’è da domandarsi se davvero non esiste un’altra via, che riparta dalla distribuzione equa della manovra e dal valore delle funzioni fondamentali che la spesa locale incarna: garanzia dei servizi primari, coesione, solidarietà e sviluppo.

(a cura del Direttore scientifico Ifel)

 

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