Il Museo “Trame di Filo” di Isnello

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Nel cuore del Parco delle Madonie il borgo di Isnello apre un nuovo capitolo della sua storia. Al centro di questa rigenerazione urbana e culturale c’è il restyling di piazza Mazzini e l’apertura di Palazzo Itinera. Si tratta di un centro polifunzionale moderno che custodirà l’identità del territorio, a partire dal prestigioso Museo “Trame di Filo”.

La struttura fa parte della Rete Musei di Anci Sicilia, l’iniziativa che unisce oltre 200 realtà in 100 comuni dell’isola per valorizzarne il patrimonio. L’intera rete è esplorabile online sul portale dedicato musei-sicilia.it.

Un hub culturale finanziato dal PNRR

Palazzo Itinera, realizzato grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nasce come una vera e propria casa della comunità. Non sarà solo una sede espositiva, ma un punto di riferimento per cittadini e visitatori. L’edificio ospiterà infatti:

  • Un infopoint turistico insieme ad una caffetteria;
  • Una sala conferenze e spazi moderni di coworking.
  • La base di partenza per i cammini naturalistici, come il Sentiero geologico-urbano (sito UNESCO) e il Sentiero dei Pianeti.

Il Museo “Trame di Filo”: un unicum in Sicilia

Istituito nel 2009, il museo tutela l’antica arte del filet (o modàno) e dello sfilato, noto storicamente come “400 Siciliano”. Il percorso espositivo si divide in due sezioni complementari: la memoria storica e la sperimentazione contemporanea.

  1. Il filo della memoria

La prima sezione raccoglie manufatti sacri e corredi tessili del XIX e XX secolo. In passato, ogni punto di ricamo custodiva significati profondi. Un esempio sono le federe di cuscino “cuspidate”, i cui motivi geometrici simboleggiavano l’unione tra maschile e femminile come richiamo alla creazione divina.

Questa tradizione nacque nel XVIII secolo all’interno del Collegio di Maria, dove le suore educavano le giovani locali. Nel Novecento, fu la nobildonna Beatrice Ortolani a intuire che quel sapere domestico potesse trasformarsi in uno strumento di riscatto sociale ed emancipazione per le donne del borgo.

  1. L’innovazione e il legame con lo spazio

La seconda ala del museo è dedicata alla sperimentazione. Qui si ammirano le opere delle ricamatrici della scuola “Isnello Ricama”, nata nel 1999. Le artigiane hanno traghettato l’arte antica nel futuro, usando materiali inediti come:

  • Filato d’oro e corallo rosso.
  • Filato estruso di poliammide.
  • Gioielli contemporanei e complementi d’arredo ispirati ai mosaici normanni e alle maioliche di Santo Stefano di Camastra.

Da questo connubio tra artigianato e scienza nasce anche la spirale in filo d’oro. Questo antico segno cosmico è diventato il design del premio assegnato annualmente dal centro astronomico GAL Hassin di Isnello.

Verso il futuro: digitalizzazione e design

Oggi il testimone è nelle mani dell’Associazione “Le Trame di Aracne”, guidata dalla presidente Anna Agostara e formata da 11 ex allieve della scuola di ricamo. Il gruppo gestisce il museo e la scuola, traghettandoli verso una nuova fase di rinnovamento digitale.

I progetti futuri prevedono il restyling dell’identità visiva, il potenziamento della didattica e il lancio di una nuova linea di prodotti artigianali di design. Una scommessa che non dimentica le radici madonite, ma le trasforma in un patrimonio vivo e in un’opportunità di sviluppo economico per le nuove generazioni.

 Il sindaco Marcello Catanzaro

“L’arte del ricamo a Isnello ha radici profonde. Il filet, in particolare, rappresenta un elemento identitario di questa comunità. Oggi seppure diffuso, rimane tuttavia poco valorizzato. È volontà della amministrazione, quindi riscoprire il filet, proponendolo come elemento culturale da tramandare alle generazioni presenti come a quelle future, e al contempo valorizzarne l’opportunità economica e sociale che questa artigianalità racchiude.

In un tempo in cui tutti i prodotti sembrano di facile realizzazione, in cui il valore di un bene è molto relativo perché facilmente replicabile, possibilmente con materiali scadenti, realizzati da apparati meccanici, riscoprire la manualità di chi riesce ancora a realizzare un manufatto, utilizzando prodotti di qualità, in un contesto di lavoro che favorisce la socialità ed anima anche i piccoli borghi, esaltandone la qualità della vita assolutamente preferibile a quella stressante delle grandi città, rappresenta certamente un investimento importante e assolutamente necessario. È anche una forma di resistenza all’abbandono delle aree interne e alla frenesia delle grandi città, in favore di una vita, sana, lenta e certamente migliore in termini di qualità”.

Carla Muliello, addetto stampa ANCI Sicilia