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Autorizzazioni ambientali e tariffe V.I.A. e V.A.S., l’Anci Sicilia chiede all’ars una modifica legislativa che preveda un abbattimento dei costi per i comuni, in base alla diversificazione demografica

In una nota inviata al presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, al presidente della Commissione Ambiente e Territorio dell’Ars, Maria Leonarda Maggio, ai presidenti dei gruppi parlamentari e ai deputati dell’Ars l’Anci Sicilia chiede una modifica legislativa delle norme in materia di autorizzazioni ambientali di competenza regionale (art. 91 della L. r. 7 maggio 2015, n. 9) e intervento concreto per risolvere le problematiche scaturenti dalle tariffe V.I.A (Valutazione di Impatto Ambientale)  e V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica) per le quali i comuni sono tenuti al pagamento di una tariffa.

“L’applicazione di tale disposizione sta determinando o rischia di determinare, in particolare per gli enti locali di minore dimensione demografica, un significativo onere finanziario ed un grave pregiudizio”,  ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente di Anci Sicilia.

“Il costo che i Comuni sono chiamati a sostenere per la valutazione risulta eccessivo e paradossalmente, in alcuni casi, persino superiore rispetto a tutti gli altri costi derivanti dall’adozione degli strumenti urbanistici di pianificazione territoriale – continua Orlando – e un meccanismo di tale natura, nei fatti, frena lo sviluppo dei territori”.

“La mancata differenziazione del quantum dovuto rispetto alla fascia demografica di appartenenza dei comuni risulta chiaramente sproporzionato rispetto all’attività cui l’organismo di valutazione, di volta in volta, è chiamato. In tal senso non può essere minimamente sufficiente la disposizione contenuta nel comma 5 dell’art. 91, in base alla quale “la quota fissa prevista per la procedura di VAS sugli strumenti urbanistici dei comuni con popolazione inferiore a 1000 abitanti è ridotta della metà” se si tiene conto del fatto che su 390 comuni siciliani solamente 35 sono quelli che hanno una popolazione inferiore a mille abitanti e ben 170 sono i comuni con una popolazione compresa tra i mille e i cinque mila abitanti”.

“Sarebbe auspicabile – conclude Orlando –  una revisione del dettato normativo prevedendo o la totale esenzione delle tariffe per i comuni o un significativo abbattimento delle stesse tenendo conto, in maniera adeguata, della diversificazione demografica”.

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