La proposta dell’ANCI Sicilia per affrontare la crisi

0
222

Ordine del Giorno
approvato dal Consiglio Regionale dell’AnciSicilia il 24.3.2009

La gravità della crisi che ha investito la Sicilia si appalesa sempre più preoccupante anche sul terreno economico e sociale. Rispetto al dato negativo (- 0,9%) del Pil per il 2008 registrato dall’ISTAT, le previsioni diventano anche più pessimistiche con valori che arrivano al – 2%. Contestualmente vi è un aggravamento sia della povertà sia della disoccupazione che nel terzo trimestre 2008 a livello nazionale raggiunge 1,5 milioni di persone. La gravità maggiore però tocca il Mezzogiorno dove, nella recente classifica dell’UE a 27, si raggiunge il triste primato di sei regioni italiane con punte negative in percentuale attorno al 38%, come nel caso della Sicilia. Infatti riemerge un movimento migratorio dal Sud verso il Nord interessando soprattutto la popolazione giovanile in cerca di occupazione con una ricaduta di perdita irreversibile di capitale umano, qualificato e professionalizzato.
Si tratta allora di affrontare una strategia articolata finalizzata ad interventi sia di ordine strutturale che in senso anticiclico. Tali azioni devono inquadrarsi nell’ottica di favorire mutamenti strutturali nell’economia del Mezzogiorno promuovendo da un lato un salto tecnologico nel tessuto produttivo esistente, dall’altro una qualificazione dell’ambiente economico e sociale del territorio ai vari livelli.
Occorre, innanzitutto, evitare di passare dalla recessione alla depressione puntando ad intervenire laddove esistono sia bisogni reali insoddisfatti sia risorse reali non utilizzate.
Diventa decisivo dare operatività ad un programma di opere pubbliche che consentano di incidere contestualmente in una crescita della produttività del sistema e della qualità della vita a partire dalla fertilizzazione del territorio e delle Città del Mezzogiorno.
Diverse proposte ormai tendono a convergere nella promozione di infrastrutture materiali ed immateriali e della offerta di beni pubblici.
Strategica diventa la diffusione delle infrastrutture, di una rete a larga banda non solo per il settore dell’ICT ma soprattutto per l’intero sistema nazionale. Decisivo viene ad essere in particolare un raccordo tra operatori industriali e territorio interessando sia le aree cittadine/metropolitane sia le aree periferiche/rurali con la stipula di contratti di programma con gli Enti locali al fine di creare sinergie per una inclusione delle aree meno popolate o sviluppate del Paese. Si calcola che l’adeguamento delle connessioni agli standard UE, nell’ottica della ripresa, può dare all’Italia una crescita del PIL dell’1,5 – 2% per vent’anni. Le infrastrutture di trasporto devono poter riguardare non solo le grandi opere ma anche quelle che interessano i nodi e i collegamenti nella logica dell’”ultimo miglio” di raccordo con le città prevedendo piccoli svincoli, soluzioni di viabilità di aree urbane e di piccoli centri, manutenzione di tratti stradali importanti, a partire da quelli delle aree metropolitane, e di altri comparti delle città con priorità immediate alla sicurezza dei cittadini e alla vivibilità urbana.
Drammatica è diventata la manutenzione sia ordinaria che straordinaria che incide sulla qualità quotidiana della vita persino al fine della garanzia della stessa incolumità personale.
La riqualificazione urbana e la rigenerazione dei territori devono essere la risposta anche strategica contro la recessione in modo da trasformare i ritardi del sistema-paese in vere opportunità di rinnovamento e rilancio nell’ottica non solo di efficienza, ma anche di coesione sociale.
Nel piano delle opere pubbliche, in particolare, misure centrali diventano quindi gli interventi, le azioni di arredo urbano, dell’edilizia sociale e scolastica, dell’edilizia pubblica e abitativa di sicurezza sismica e difesa del suolo per migliorare la qualità del territorio e dell’ambiente con necessarie ricadute operative sui servizi di manutenzione con una pluralità di interventi di decoro urbano, di impianti idraulici, elettrici e di bonifica nonché di risparmio energetico e di impiego di energie rinnovabili. Tali interventi consentono tra l’altro di raggiungere gli obiettivi di servizio individuati nel Q.N.S. 2007/2013, al fine anche dell’assegnazione delle premialità alle regioni meridionali per il raggiungimento degli standard, tra l’altro richiesti nella Agenda di Lisbona.
Così, si viene ad incidere anche sul processo di attuazione della riforma del federalismo che viene a superare la spesa storica per puntare ad una razionalizzazione dei costi dei servizi, con nuovi parametri evitando un decremento della qualità.
Diventano centrali, dunque, il potenziamento dei beni e servizi collettivi, unitamente alle infrastrutture materiali ed immateriali dei grandi Enti Nazionali che ne sono responsabili.
Occorre portare a razionalità il sistema con un più generale piano per il Mezzogiorno che saldi i vari interventi della spesa ordinaria, con quella aggiuntiva nazionale e comunitaria evitando il probabile scollegamento dei vari programmi operativi e dei piani d’attuazione 2007/2013.
Le questioni più delicate si pongono per l’utilizzo del FAS del quale si rischia uno snaturamento anche con interventi che revocano in dubbio la stessa percentuale dell’85% da assegnare ai territori del Meridione.
Nell’ambito delle risorse ex FAS, da finalizzare nella prossima riunione del CIPE, una quota consistente va indirizzata ad un piano straordinario di piccole e medie infrastrutture i cui cantieri potrebbero partire già nei prossimi tre mesi del 2009.
Questi interventi si raccordano alla proposta già fatta in precedenza dall’Anci per un fondo di riqualificazione urbana unitamente alla possibilità dello sblocco dei residui passivi e degli avanzi di bilancio destinati agli investimenti. Ciò consentirebbe ai Comuni di concorrere alle misure anticrisi tenendo tra l’altro presente che il 70% degli appalti pubblici riguarda le opere degli Enti locali.
Decisivo diventa l’esclusione dei vincoli di stabilità per la spesa degli investimenti, proposta formulata più volte da parte dell’Anci.
Contestualmente occorre intervenire, come sollecita lo stesso QSN 2007-2013, con una programmazione operativa unitaria per lo sviluppo della ricerca, innovazione, creazione e applicazione della conoscenza, alla più ampia diffusione della società dell’informazione e al migliore utilizzo del materiale applicativo della tecnologia di formazione e comunicazione. Ciò consentirebbe, nell’ottica della crescita complessiva, a rafforzare la coesione economica e sociale e a ridurre le disparità sociali ed economiche a partire dai giovani e dagli over 65 e dei territori più svantaggiati.
Occorre raccordare gli interventi dei vari programmi operativi attraverso il rafforzamento e consolidamento delle strutture tecniche di supporto a livello regionale e territoriale con l’adozione di una governance che faciliti l’integrazione-cooperazione tra le diverse competenze settoriali su precisi obiettivi strategici al fine di un avvio tempestivo dei progetti.
Si tratta di coniugare adeguatamente le infrastrutture sia materiali sia immateriali in modo da ridisegnare il territorio e le città come sistema e non solo come strade, servizi, infrastrutture e singoli attrattori.
Necessita, infine, superare da un lato, la mera emergenza e, dall’altro, la semplice “vetrina delle buone pratiche” per far condividere modalità operative quali i piani strategici nella costruzione di reti tra città e territori.
Queste sono le proposte che l’AnciSicilia sta dibattendo nell’abito dei Comuni e pone nel confronto con le Istituzioni e le Organizzazioni sociali ed economiche per dare operatività immediata alla pluralità degli interventi in una visione organica condivisa per una fuoriuscita dalla crisi in termini anticiclici e strutturali.