Tagli al trasporto pubblico locale, AnciSicilia e Asstra chiedono al presidente Musumeci l’attivazione di un tavolo di confronto

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Il trasporto pubblico locale su gomma in Sicilia è fortemente a rischio a causa dei tagli alla dotazione finanziaria previsti dalla Legge di Stabilità 2018. Per questi motivi l’AnciSicilia e Asstra hanno chiesto, in una nota congiunta inviata al Presidente Musumeci, all’assessore regionale alla Mobilità, Marco Falcone, e all’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, l’attivazione di un tavolo di confronto con l’obiettivo di condividere una strategia complessiva per dare una soluzione definitiva ai problemi del trasporto pubblico locale nell’Isola.

“Ci risulta – spiegano il presidente e il segretario generale dell’AnciSicilia, Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano – che diversi dei comuni interessati  hanno già proposto ricorso contro i tagli. Poiché le previste decurtazioni dei fondi si sommano a quelle degli anni precedenti, siamo di fronte ad un impatto insostenibile che rischia di indebolire ulteriormente la già precaria situazione dei comuni”.

Nella nota AnciSicilia e Asstra sottolineano che “si rischia di portare al collasso le imprese esercenti, urbane ed extraurbane, operanti sul territorio con inevitabili ripercussioni negative sui cittadini, sulle economie dei territori, sui livelli occupazionali del settore e sui bilanci degli enti locali. Inoltre, non si può non rilevare come le misure di austerità assunte dalla Regione Siciliana evidenzino la violazione della Costituzione e, in particolare,  in quelle parti in cui si tutela il diritto alla mobilità delle persone a garanzia dei livelli delle prestazioni”.

“La Regione Siciliana – scrivono l’Associazione dei comuni siciliani e l’Associazione dei trasporti – negli ultimi anni ha ridotto drasticamente le risorse necessarie all’assolvimento da parte degli operatori degli obblighi di servizio pubblico, in media del 30% ma anche oltre il 35% per i soli servizi urbani. Nelle altre Regioni italiane la crisi della finanza pubblica ha imposto al settore dei forti sacrifici ma ad ogni buon conto la contrazione media è stata del 15% e soprattutto concentrata nei primi anni, in Sicilia invece tale dinamica restrittiva pare non avere mai fine. Infatti nell’ultima Legge regionale di Stabilità è stato perpetrato un ulteriore taglio delle risorse, del 4% per il 2018 e di oltre il 20% per il 2019. Sul punto è utile ribadire che la certezza pluriennale delle risorse a disposizione è un requisito fondamentale per consentire al contesto produttivo di fare scelte industriali durature in grado di garantire lo sviluppo e la competitività in mercati sempre più aperti alle spinte concorrenziali”.

“Non meno importante – concludono AnciSicilia e Asstra –  è la questione del ristoro dei costi dei cosiddetti CCNL pregressi. Queste sono risorse statali, previste rispettivamente da due leggi di autorizzazione di spesa (Legge n.58/2005 e Legge n. 296/2006), per cui la Regione non riesce a trasferire le risorse alle aziende (23 milioni di euro annui), ferme rispettivamente all’annualità 2014 per la Legge 58/2005 ed all’annualità 2013 per la Legge n. 296/2007, per motivazioni legate, essenzialmente, a ritardi burocratici fra amministrazione regionale ed amministrazione statale. Infine nessuna notizia, che abbia il carattere della certezza, si ha in merito alla continuità dei servizi nell’immediato futuro, sia dal punto di vista finanziario, il cui taglio a partire dal prossimo trimestre sembrerebbe ormai imminente, sia dal punto di vista contrattuale in quanto gli affidamenti, sia per le aziende urbane che per quelle extraurbane, vanno tutti a scadere entro il mese di dicembre 2019.

Il tutto in uno scenario in cui la regolare viabilità dell’isola è, come noto, fortemente compromessa, con autostrade, strade statali e provinciali del tutto inadeguate a gestire l’enorme flusso dei vettori, con una rete ferroviaria obsoleta e spesso interrotta per motivazioni varie”.

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